PIAVE E PREALPI
Leonardo Trevisan

Altino LAGUNA - PREALPI
nei dintorni e lungo la Claudia Augusta

CLAUDIA AUGUSTA la via dei castelli

Il Sile   

La Marca Trevigiana Piave e prealpi

leo@fondazionepremioaltino.it  

Alcuni reperti preistorici, conservati in vari musei, testimoniano che la Vallata pedemontana della Marca Trevigiana fu abitata fin da tempi antichissimi.
Numerose risultano anche le testimonianze che documentano il periodo romano, longobardo e medievale.
Tra i molteplici aspetti di carattere, storico, sociale ed economico della zona si evidenziano: la presenza, fin dall’epoca romana, di presidi militari, l’Abbazia di Follina che, rifondata dai monaci cistercensi attorno al 1150, diventò progressivamente fulcro di varie attività e il susseguirsi di vari dominii da quello della Serenissima a quello dell’impero Asburgico.
Con la realizzazione di nuovi e più idonei collegamenti viari, la Vallata uscì lentamente dal suo isolamento iniziando un faticoso cammino (turbato anche da due guerre mondiali e dall’esodo emigratorio) fino ad arrivare all’attuale benessere economico e sociale.
Escursioni e itinerari permettono oggi di conoscere meglio la natura, la storia, l’arte e soprattutto la cultura popolare del bellissimo territorio “Piave - Prealpi”.
IL PERCORSO DELLA CLAUDIA AUGUSTA
In località dei Mercatelli di Colfosco la Claudia Augusta attraversava il fiume Piave. Sono ancora visibili i resti di un ponte romano e una massicciata a sostegno della strada. 
In quest’area la via romana Opitergium - Tridentum, si univa alla Claudia Augusta.
Quasi tutti  gli studiosi concordano sul tratto della strada imperiale da Altino all’oratorio di S. Anna località di Susegana, mentre propongono tesi diverse sul restante percorso.
Alberto Alpago Novello fa salire la Claudia Altinate per il Passo Praderàdego, Fraccaro la vedeva invece risalire il passo S. Boldo, Luciano Bosio la fa snodare lungo la valle del Piave, passando per Valdobbiadene, Segusino, Vas e Marziai,  per poi ripiegare a Cesana verso Busche e Feltre (stesso percorso della strada romana Opitergiun - Tridentum), De Bon riteneva che essa risalisse il Piave fino a Monte Croce Comelico per proseguire poi verso la Val Pusteria e il Brennero, Binotto e Villa la fanno risalire da Valdobbiadene verso il Cesen ed il Capitel de Garda sopra Lentiai per poi scendere a Cesana e proseguire verso Cesiomaggiore.
Altri pensavano al Fadalto come via d'accesso da Serravalle verso il Cadore.

PERCORSO OPITERGIUM - TRIDENTUM  Itinerarium Antonini, risalente all’inizio del III sec. d.C.

Stazioni e distanze
Ab Opitergium Tridentum    CX m.p. milia pedum (110 milia, circa 165 Km)
Ad Cerasias             XXVIII m.p. (28 miglia, circa 42 Km)
Feltria                      XXVIII m.p. (28 miglia, circa 42 Km)
Ausucum                 XXX    m.p. (30 miglia, circa 45 Km)
Tridentum                 XXIII   m.p. (24 miglia, circa 36 Km)


Mercatelli. Ponte romano e massicciata di sostegno della Claudia Augusta.

Da visitare

Conegliano

La città del Cima, di cui conserva la casa natale ed una bellissima Pala nel Duomo.

Frequentatissimo il Castello in posizione panoramica. Ricca di fascino, di storia, di arte e di cultura.

Vittorio Veneto

Nato dalla fusione di Ceneda e Serravalle. Castelli, palazzi, centri pieni di fascino...

Opere di Sansovino, del Tiziano e di Francesco da Milano. Ricca di storia, arte, natura e cultura.

 

 

Susegana Su di un colle nei pressi di Susegana sorge il castello del XIV secolo appartenuto da sempre ai Conti di Collalto. E’ uno dei più vasti sistemi fortificati e occupa la sommità di un colle con un doppio giro di mura. Subì gravi danni durante la prima guerra mondiale. Restaurato, ora rappresenta un monumento molto apprezzato dai visitatori. 

Nelle vicinanze il Pontevecchio attribuito all'età romana nel torrente Crevada lungo la strada vecchia trevigiana e l'interessante Museo dell'Uomo.

Oderzo

Evidenzia bene i segni rimasti della Opitergium romana e allo stesso tempo è innovativa nel reinterpretare il centro e le contrade del nucleo urbano più antico.

Portobuffolè

Piccola cittadina medievale.

   

DUE ITINERARI SULLA CLAUDIA AUGUSTA E DINTORNI

Itinerario S. ANNA - FOLLINA

Enrico Dall'Anese - Leonardo Trevisan   

Dall’oratorio di Sant’Anna, presso Falzè, a Follina, il tracciato della Claudia Augusta, che si snoda in gran parte lungo la valle del Soligo, può costituire oggi un itinerario particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico, storico e artistico.

Citiamo le caratteristiche più significative e le deviazioni più importanti lungo la strada che da S. Anna porta a Follina attraversando il centro di Pieve di Soligo.

L'itinerario inizia in località Mercatelli presso la suggestiva chiesetta di Sant’Anna davanti alla quale sono visibili i resti del ponte romano. Nei pressi, confluenza del fiume Soligo nel Piave.

Località Boffot

A destra deviazione verso il castello di Collalto  (Km. 1). Il bianco massiccio torrione ricorda ancora la leggenda di Bianca, ambien-tata in epoca medievale, “murata” viva per gelosia dalla crudele castellana. Imboccando la stessa deviazione si può salire presto a Barbisano, compresa tra il fiume Soligo e il torrente Lierza.
 

Il paese fu definito nel dopoguerra la “culla del giunco” per la tradizionale lavorazione del giunco e dei vimini, i cui prodotti per l'arredamento trovano ancora la via dell'esportazione.
Nei pressi le “Crode di Pedrè” singolari rocce affioranti lungo il Lierza che creano luoghi di rara suggestione emotiva.

Pieve di Soligo

Tradizionale capoluogo del Quartier del Piave, centro industrialee commerciale. Il ponte “contenzioso” ricorda ancora la suddivisione della cittadina, in epoca medievale, tra Pieve del Contà e Pieve del Trevisan.

Nella chiesa arcipretale tomba del Toniolo (1845-1918) che fu tra i pionieri della sociologia cristiana che diedero ispirazione anche alla Rerum Novarum di Papa Leone XIII.
Fra le opere d'arte, l'Assunta di Francesco da Milano, (1540).

Nel centro cittadino le ville Morona, Ghetti, Chisini-Daniotti, palazzo Balbi Valier e centro omonimo. Manifestazioni: in ottobre, spiedo gigante e tiro alla fune tra Contà e Trevisan.

Tra i personaggi illustri, gli artisti Eugenio Bellotto, Marta Sammartini, Giovanni Zanzotto e la celebre lirico Toti Dal Monte (visita al museo) che dimorava nella vicina villa di Barbisanello.

Pieve di Soligo è crocevia verso i centri più noti del Quartier del Piave e della Valle del Soligo.
Lungo la circonvallazione, deviazione a sinistra per Soligo,
(Km 0,5) importante feudo con castello in epoca medievale.
Interessanti edifici, come villa Brandolini e villa De Toffoli.

Sul colle di San Gallo, con stupendo panorama, il suggestivo oratorio omonimo e manifestazioni con “saluto alla primavera” nel periodo pasquale.  Nella parrocchiale, pala di Francesco da Milano e opere del Bellucci. Importante oratorio di Santa Maria Nova con notevole cielo pittorico dei sec. XIV-XV.

Escursioni sul Col de Fer e a Collagù (oratorio dell'addolorata).

Personaggi illustri: Benedetto da Soligo, Antonio e  Giovanni Battista Bellucci, Paolo e Giuseppe Gallo de Lorenzi, Giacomo Cambrucci e Quirico Viviani.

Solighetto, in epoca medievale “gastaldia” col “Castelletto”, oggi centro residenziale.

Parrocchiale con tela del De Lorenzi e imponente affresco del Demin (1786-1859) raffigurante la proclamazione del dogma della Immacolata Concezione. Ad ovest della piazza della Chiesa
l'ottocentesca villa Brandolini, centro culturale e sede di numerose manifestazioni e iniziative culturali tra cui l'Istituto musicale Toti dal Monte.
Fra le due guerre Solighetto fu definito la “culla dell'artigianato artistico” dei Possamai e dei Fontana. 

A Solighetto, deviazione a destra verso Refrontolo e la valle del Lierza.

A Refrontolo suggestivi paesaggi collinari con bei panorami sul Quartier del Piave. Ville Battaglia-Spada e Ticozzi. Il paese è definito “Isola del Marzemino” con monumento-omaggio di fronte al municipio.

Manifestazioni: Mostra del Prosecco e Marzemino (Refrontolo passito DOC) in primavera; sfilata di carri allegorici della passata civiltà contadina a San Martino. Personaggi illustri: Domenico Capretta, Antonio Maria Antoniazzi, Pietro dalle Ceste, Angelo Lorenzon. Nei pressi, a Km. 3, la celebre Pieve di San Pietro di Feletto.  

Due Km. a nord di Refrontolo, lungo il torrente Lierze, il celebre Molinetto della Croda. La rustica costruzione, quasi incastrata in una piega della roccia, è in stile composito veneto in pietra locale e mattoni e costituisce un notevole centro paesaggistico e culturale.

Località Pedeguarda

A destra, deviazione per Rolle con ameno paesaggio collinale lungo le Marzole. Rolle è nodo stradale collinare. Nella parrocchiale, pala del Dall'Oglio.

Nelle vicinanze suggestivi oratori di Santa Lucia e Santa Eurosia. 

Località La Bella. A destra deviazione per Farrò (Km. 3) adagiata sui colli del Soligo con pittore-schi panorami. Nella parrocchiale, pala attribuita al Frigimelica. 

Deviazione a sinistra per Premaor e Campea (Km. 3). Campea presenta notevoli scorci paesag-gistici ed urbanistici con la villa Gera e la bella chiesa parrocchiale con tabernacolo di stile barocco. Patria del celebre artista Marco Casagrande (1804-1880). 

Follina

Posta in suggestiva posizione ai piedi delle Prealpi; un tempo “culla” dell’industria tessile.  Stupenda abbazia cistercense  con Basilica (1305 - 1335) e pregevole chiostro (1268); culto mariano. Palazzo Barbesin Rusca, Tandura, Bernardi; villa Serra. Personaggi illustri: Jacopo Bernardi, Paolo Bernardi, Domenico Rosina, Agostino Moretti.

A sinistra bivio per Miane e la sella di Combai; a destra per Cison di Valmarino.

Cison di Valmarino. Capoluogo politico della contea feudale, con molte vestigia dell’antico splendore.
Conosciuto il museo della civiltà contadina e dell'artigianato. Bella l'escursione sulla via dei mulini.
CastelBrando. Antica pieve; artistica chiesa arcipretale con notevoli opere di E. Dall’Oglio e M. Casagrande.


 

CastelBrando
Fortificazione che controllava il passo Praderàdego, il percorso della Via Claudia Augusta e la vallata Valmarena. Le sue origini risalgono a tempi imprecisati; fu pos-sesso dei Vescovi di Ceneda tra il 1200 ed il 1300, poi passò ai Carminesi. Divenne proprietà di Venezia nel 1436, che concesse feudo e castello ai capitani di ventura Erasmo da Nami e Brandolino Brandolini. Quest’ultimo ne divenne primo conte riscattandolo dal “Gattamelata”. Fu rimaneggiato nel ‘500 trasformando lo stile originale in rinascimentale veneto ed ampliato successivamente nel ‘700. Nuovi interventi di restauro (1999 - 2001) hanno  restituito all’intero complesso lo splendore di un tempo e la creazione del primo importante ed esclusivo polo turistico – culturale e ricreativo sulla via Claudia Augusta.


Mercatelli. Chiesetta di S. Anna


 

 

 

 

 

 

 


  


Colfosco. Resti del castello


Pieve di Soligo


Refrontolo. Molinetto della Croda


Rolle. Immerso in un paesaggio collinare ancora intatto


Follina. Abbazia cistercense


Cison di Valmarino. CastelBrando - www.castelbrando.it


DA FOLLINA VERSO IL SENTIERO "Claudia Augusta" 1028



Percorso
Valmareno q. 249 – Val Corin – Cal di Banche – Croda Rossa – Passo di Praderàdego – San Carlo – Villa Toti q. 885 – Osteria di Praderàdego q. 910.
Lunghezza: Km 6,5; dislivello: m 663. Tempo medio di percorrenza: ore 3.  Sentiero di media difficoltà ma allo stesso tempo distensivo e piacevole.



 

Itinerario S. ANNA - VIDOR       
                
        
Enrico Dall'Anese
- Leonardo Trevisan

Anche la strada commerciale, che dalla località Sant’Anna attraverso la piana di Sernaglia raggiungeva Vidor, il cui tracciato è da alcuni studiosi ritenuto coincidente con la Opitergium-Tridentum, si presenta oggi interessante come itinerario naturalistico, culturale e paesaggistico.

Oratorio di S.Anna 

A sinistra bivio per Falzè di Piave, centro residenziale e industriale lungo
il Piave, di fronte al Montello. Stazioni neolitiche ed eneolitiche.
Fino agli anni ‘30 attivo porto sul Piave per gli zatteri bellunesi che facevano ritorno lungo la Cal Zattera, di cui rimangono tracce significa-tive. Affreschi di G. Modolo nella chiesa parrocchiale. Nella piazza centrale il capolavoro bronzeo di G. Possamai “Tre arditi all'assalto” (1921).

A sinistra deviazione per il Piave e le Fontane bianche.    
 

Sernaglia della Battaglia, al centro della piana omonima. Signoria con castello, ora scomparso, in epoca medievale. Monumento all’emigrante davanti al  municipio e monumento ai caduti di Giovanni Possamai (1922) in piazza S. Rocco. Campanile su disegno attribuito al Sansovino (1640). Sfilata di carri allegorici a San Valentino.
Personaggi illustri: Maria Domenica Sangallo e Giocondo Pillonetto.
 

A Sernaglia, deviazione per Farra di Soligo e Col San Martino (4 Km).  

 

Farra è situata ai piedi della catena collinare. Ritrovamenti preistorici sulla Porchera. “Farra”  longobarda. Ville venete: casa Savoini, villa Palladiana, Canonica, il Palazzo, ora casa di soggiorno ENAM.

Festa della fragola e dell’asparago a maggio e Festa dell’uva con sfilata dei carri allegorici, i “vendemmiali” a settembre.

Suggestive escursioni sui colli. (S. Gallo - panoramica)

Nei dintorni, le torri di Credazzo a nord  del borgo omonimo.

Torri superstiti, ora restaurate, di una fortezza costruita intorno al secolo IX quale baluardo contro le incursioni degli Ungheri.
Fu castello Caminese dal 1233 e divenne complesso feudale di beni, diritti, rapporti e consuetudini. Acquistato dai Collalto nel 1321 rimase in loro possesso fino al 1413, data in cui gli Ungheri guidati da Pippo Spano lo distrussero per rappresaglia contro Venezia ed i suoi alleati.

Col San Martino è importante centro vitivinicolo, punto di partenza di escursioni con ampio panorama, in particolare all’oratorio di San Vigilio e
al tempietto di San Martino. In primavera, mostra interprovinciale del Prosecco DOC. Escursioni ecologiche verso i Palù.

Fontigo, sulla riva sinistra del Piave presso numerose risorgive.
Santuario di San Liberale, oratorio di San Rocco (monumento ai caduti)
e Arte-Ambiente di Marbal.

Moriago della Battaglia. Centro della piana sud-orientale del Quartier del Piave. Insediamenti preistorici e romani. Torre dei Caminesi e antico convento (resti) sulla Cornarota. Chiesa parrocchiale con celebre tavola del Pordenone (1527-28), affreschi di B. Modolo e G. Cadorin. Monumento alla donna emigrante. Corpo bandistico sorto nel 1827. Personaggi illustri: gli artisti  Carlo Conte e Luigi Gay.

Lungo la circonvalazione, deviazione a sinistra per l’Isola dei Morti, 3 Km
a sud di Moriago. Parco e Santuario della Madonna del Piave. Cippo commemorativo con parole tratte dalla Preghiera di Sernaglia, dettata dal D’Annunzio. Monumento alla vita e alla pace dell’artista Marbal. In estate tradizionale Festa dei “Mamai”.

Presso la località Alnè deviazione a destra per Mosnigo, a meridione della zona dei Palù. Chiesa  parrocchiale con pala del Gasparini. In estate festa dello gnocco e mostra-artigianato (La contrada dei vecchi mestieri) in un’antica via denominata “Francia”. 

Vidor, presso l’omonimo ponte sul Piave. Necropoli tardo-romana. In epoca medievale importante castello, ora distrutto, e rilevante porto sul Piave. Abbazia di Santa Bona. Parrocchiale con pale di F. Zugno e affreschi di G. Cadorin. Chiesetta monumento ai caduti, con ampio panorama, sulla sommità del colle. Mostra del vino in primavera. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Col S. Martin. Chiesa di S. Vigilio con affreschi del XIV sec.


Vidor. Abbazia

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IL QUARTIER DEL PIAVE... IN POESIA

percorsi, immagini, parole: tra i luoghi ed i versi di
ANDREA ZANZOTTO

Tatiana Santin
 

Ho spento la radio, disattivato il telefono. L'auto corre lungo questa strada, insolitamente quasi deserta, portandomi verso Pieve di Soligo. Per due ore canzonette e melodie varie si sono frammischiate al rumore assordante e continuo della pioggia, ed ora, mentre le ultime gocce si fanno sempre più rare, è piacevole gustare il silenzio che si dipana tutt'attorno.
Le nuvole velocemente diradano e una luce limpida, vivace, si va diffondendo; il paesaggio si accende di colori intensi come ricoperto all'improvviso da uno smalto trasparente e luminoso.
In lontananza l'azzurro terso del cielo s'increspa qua e là nel blu turchese delle montagne e accentua il suo tono nel contrasto cromatico con il verde delle colline, percorse da ordinati filari di viti,

"... dal cielo è questo scrigno di paesi
dormenti tra le presenze oscure
e feconde dei monti",

mi tornano in mente alcuni versi di Andrea Zanzotto, 

 “dal cielo è l’ordine tenace e leggero
 delle viti sui colli
 dov’io tacqui e sorrisi”, 

lascio scivolare piano l’automobile attraverso l’intrico di strade e case 

   “… e dal cielo è la strada
  che già mi balza dalle mani
verso il lavoro e la ventura”; 

sono a Pieve.

Ne percorro un po’ a caso le vie: la piazza, il palazzo che fu dei Balbi Valier, il ponte sul Soligo, l’elegante chiesa dalle linee romaniche, i negozi, gli edifici vecchi e nuovi.
Tutto parla di un piccolo mondo attivo ed intraprendente, a volte frenetico, ma anche del ricordo di ritmi più lenti, di una società rimasta per secoli immutata, composta da contadini e artigiani, un mosaico di figure e piccoli mestieri, “
mistieroi”, che ritornano in echi malinconici attraverso la poesia di Zanzotto.
 

"Onde éla la Pina dei giornai
e la so' botegheta drìo la piazha",
"Onde èla la Urora e i buzholà
e le caròbole e i sòrboi che la ghe vendèa ",

“Onde éli Toni e la Neta” ...

dove sono i carer i justambrele, i bandeta e i conzhacareghe... dov'è il “vecio parlar”,

“parlar porèt, da poreti, ma s'cèt
ma fis, ma tòch fa 'na branca
de fien pena segà col faldìn"?
 

All’imboccatura di una stretta viuzza, incassata tra due case, c’è un cartello che indica Cal Santa.

E’ qui, in questa strada che porta verso il cimitero, che il poeta ha vissuto la propria infanzia, nella contrada animata da mille voci e rumori, scandita da gesti e rituali, nutrita da un forte sentimento religioso. Lungo il suo percorso sorgevano infatti edicole e capitelli a segnare le tappe di una Via Crucis che dalla chiesa parrocchiale, passando sotto un arco in laterizio (forse simbolo della Porta di Gerusalemme) conduceva all’Oratorio del Calvario, 

“… in un flash di rogo, in Cal Santa, ripristinate (rifratte
da sempre) le Stazioni, nel corteopompa ci s’imbatte”.
 

Proseguo. La strada avanza verso le colline, verso il “pigro verdeggiare d’uve”, verso “Dolle verdissima di meli” e la “fredda Campèa”, mentre sulla sinistra scorre il Soligo

“che cinge gli ostacoli
di colli e siepi con spume sommesse”.

Le orlature sinuose dei colli e dei monti accolgono lo sguardo all’orizzonte, verso nord; le loro sagome si stagliano nette sullo sfondo celeste…

“fedele azzurro del nord”…

“azzurra
remota corona
assedio e sostegno”… 

Davvero quei rilievi sembrano cingere in un abbraccio i paesi di questa porzione di terra, davvero, come ha detto qualcuno, sembrano quasi volerla difendere, racchiudere.
Eppure, allo stesso tempo, sono un invito a salire, a guardare oltre.
Più in là, a settentrione, c’è il nord, c’è l’Europa; verso quei luoghi si mossero merci e tradizioni già dal periodo romano, verso di essi si sono diretti, fino agli anni ‘60, tanti emigranti per trovare lavoro; da lì sono venuti, nel corso dei secoli, eserciti invasori ma anche idee nuove e cultura.
Così, l’ambiente e la storia hanno modellato il carattere di questa gente, con l’animo racchiuso  e fittamente stretto da mille radici al proprio territorio, ma con occhi e mente capaci di cercare altrove. Caparbietà ed inventiva, dedizione e vitalità hanno nutrito l’impegno e il lavoro di intellettuali ed artisti noti anche all’estero (come lo scultore Marco Casagrande che in Ungheria ha realizzato i suoi capolavori), o si sono concretizzate nel sorprendente sviluppo economico ed imprenditoriale degli ultimi decenni.
Quanto di tutto questo respira nei versi di Zanzotto, li percorre in filigrana, sotto ed in mezzo ad una poesia pur formata da complessi strati, impregnata dall’accoglimento di nozioni e concetti che provengono da un vastissimo campo disciplinare. Fisica, linguistica, alta letteratura, matematica, psicologia e altro, molto altro ancora entra e si coagula nella sua poesia.
Ma ogni elemento “si accomoda”, si immerge e sommerge in una trama più profonda, intessuta dal composito patrimonio visivo, linguistico, umano della zona,…

“O golfo della terra
a me noto per sempre, dalle cui pieghe antiche
spogli d’ombre balzano eventi;
freddo rifugio cui gl’insoliti
fiumi cingono il grembo,
i tuoi sparsi elementi sono
la mia solitaria gloria”…

Intanto la macchina ha corso fino a Follina. Sono ferma ad  uno stop. Davanti si affaccia  l’abbazia dei cistercensi, con i suoi giochi di luce ed ombra ed i suoi armonici ritmi di linee ed archi. Adiacente ad essa si alza la basilica con la torre campanaria. Vi è uno strano silenzio che promana da questo luogo, ed un senso di accogliente, appagante solitudine, di ordine ed equilibrio che vengono da lontano, da secoli tanto diversi dal nostro, ma da un bisogno sempre vivo nell’uomo, dalla sua ricerca di una dimensione spirituale e pacificatoria, dal suo anelito al sacro.
Se girassi a destra arriverei a Cison di Valmarino, capoluogo politico dell’antica contea dei Brandolini, con il suo castello che domina dall’alto tutta la vallata, con le sue case strette l’una all’altra, ed angoli che respirano ancora atmosfere medievali.
Svolto invece a sinistra, verso Miane e più su, verso Combai, aggrappati alle colline della fascia prealpina, già ingresso a zone di fitta boscaglia costellata di vecchie stalle e casupole utilizzate un tempo dai contadini e oggi abbandonate. Qui ha un ruolo ancora importante la coltura del castagno, capace in epoche passate di salvare dalla fame, e da malattie come la pellagra, le povere popolazioni rurali della Valmareno… 

“e poi ci metteremo a tavola di fronte a una
sfarinata, magra di vitamine, a un pasto di stracaganasse”…

Ridiscendo lungo la strada che porta a Col San Martino e proseguo poi lungo la via che attraversa i Palù, un’area in origine paludosa che i monaci benedettini seppero trasformare in una sorta di sontuoso giardino, un intarsio di prati, campi e canali, un sovrabbondare di alberi e piante con un ventaglio ricchissimo di tonalità di verde… 

“non si sa quanto verde
sia sepolto sotto questo verde”…

Ora sono a Sernaglia. Mentre passo il centro do un’occhiata ad una piccola osteria che fa angolo; era l’osteria di Giocondo Pillonetto, poeta e grande amico di Zanzotto. Nel suo locale facevano tappa artisti e scrittori di grande levatura: tra gli altri Diego Valeri, Giovanni Comisso, Giuseppe Berto, Carlo Conte.
Quell’ambiente semplice e disadorno faceva da cornice ad interminabili discussioni letterarie, accompagnate da lettura di versi, battute scherzose, bicchieri di vino; vi si confrontavano opinioni e nuovi stimoli culturali ma vi si elaboravano anche iniziative concrete per il paese, come la Sfilata di carri allegorici a Carnevale o i viaggi frequenti di Pillonetto e Conte a Milano per raccogliere, nell’immediato dopoguerra, provviste per i compaesani.
Letteratura ed arte vissute intensamente e totalmente, impegno, solidarietà, amicizia: questo l’ideale che vi si coltivava in modo poco appariscente ma costante, partecipe e sincero; questo l’ideale di cultura che ha sempre accompagnato Zanzotto e che ha trovato più volte espressione sul territorio, attraverso figure diverse di intellettuali, artigiani, artisti.

Quale contrasto con quanto invece è accaduto a pochi chilometri di distanza, sulla linea del Piave, dove si sono fronteggiati l’esercito austriaco e quello italiano nell’ultimo periodo della Prima Gierra Mondiale. Il ricordo si perpetua nei toponimi: Sernaglia
della Battaglia, Moriago della Battaglia, ma anche Isola dei Morti, il parco naturalistico che porta nel nome la memoria di quanti persero la propria vita in quel frangente storico. Scelto ad uso di esigenze celebrative, quel nome si offre in realtà come crudo controcanto ad ogni retorica, per esprimere con una sola parola l’essenza della guerra: morte.
Il fronte italiano era appostato sulla riva destra del fiume, nei pressi del Montello, scenario de
Il Galateo in bosco. La sagoma del colle, d’un verde scuro e profondo, spicca sull’estensione piana che lo circonda. Rimane ancora, a ricoprirlo, parte di quella foresta un tempo tanto estesa, che forniva prezioso legname alla flotta della Serenissima.
 

“E fronde cupe cupe nel fondo
del bosco, dell’unico bosco,
del bosco eterno mi fanno mi vivono
mi stormiscono in mille
diversi cupi cori”.

Al suo interno pare ancora di potersi imbattere, per qualche caso fortuito, nei personaggi creati dalla fantasia popolare: il diavolo o le fate che si diceva sostassero in quei boschi, il Mazzarol, una specie di gnomo dispettoso vestito di rosso, oppure quel mago “strambo” e sfortunato del Barba Zhucòn… 

“E dietro quello sprone losco
di roccia, abitava il santolo più sadico
e più tonto e più orco, il
Barba Zhucòn oggetto di burla atroce…”

Ora l'auto è ferma, davanti alle sponde del Piave che scorre curvandosi sul letto di ghiaia e ciottoli accumulati e lisciati del suo flusso antico e continuo...

"Era ad era, minuzia a minuzia,
crescenti questi sedimenti,
da cui prendemmo forma e forza a vivere"...

Scendendo, posso respirare l'aria "ripulita" dalla pioggia e ascoltare il mormorio sommesso dell'acqua diretta verso il mare. L'ansa del fiume racchiude a sud l'area del Quartier del Piave come i rilievi collinari e montuosi fanno a nord, dando l'immagine di una porzione che la natura abbia voluto delimitare, lasciare a sè stante; non troppo però, delineando confini ben individuati ma facilmente superabili.

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio
qui volgere le spalle”…
 

tutti gli elementi naturali sembrano concorrere a formare un luogo che si offre quale promessa gentile di quiete ed accoglienza. Anche se ritmi sempre più veloci ed una certa disattenzione alla tutela ambientale si fanno sentire come emergenze pressanti, il paesaggio rimane, disponibile a rinnovare il suo remoto, enigmatico, dialogo con l’uomo…

“No, tu non mi hai mai tradito, [paesaggio]
se te ho
riversato tutto ciò che tu
infinito assente, infinito accoglimento
non puoi avere”...

FONTI DEI VERSI CITATI

- "Dal cielo è questo scrigno di paesi...": da "Dal cielo" (Vocativo)
-
"Dal cielo è l'ordine tenace...", idem
- "e dal cielo è la strada...", idem
- "Onde éla", "Onde èli": sono versi che fanno tutti parte del "cielo" "Onde èli" (Idioma). Per maggior comprensione, questa la traduzione in lingua italiana: "Dov'è la Pina dei giornali / e il suo negozietto dietro la piazza", "dov'è l'Aurora e i dolcini / e le carrube e i sorbi che vendeva".
- "Carer" "justambrole", "bandeta" "conzhacareghe": rispettivamente il costruttore di carri, l'aggiustaombrelle, chi lavora la latta, l'impagliatore di sedie. Alcuni tra i mestieri umili di un tempo citati nel poemetto Misterioi, poi inserito in Idioma.
- "vecio parlar" "parlar porét...": "vecchio dialetto", parlare povero, da poveri, ma schietto / ma schietto / ma fitto, ma denso come una manciata / di fieno appena tagliato dalla falce...", da Filò.
-
in un flash di rogo...": da "La Pasqua a Pieve di Soligo" (Pasque)
- Dolle verdissima di meli": da "Campéa I" (Vocativo). Dolle è in realtà la località Rolle.
- "fredda Campéa", idem
- "Soligo, che cinge...": da "Campéa II" (Vocativo)
- "fedele azzurro del nord": da "Ormai m'apparve il senso dell'estate" (Elegia e altri versi)
- "azzurro / remota corona...": da "Dal cielo" (Vocativo)
- "O golfo della terra...": da "Là sovente nell'alba" (Dietro il paesaggio)
- "e poi ci metteremo...": "(Stracaganasse o castagne secche)" (Il Galateo in bosco).
Le castagne secche venivano chiamate "stracaganasse" perchè dovendo essere masticate a lungo stancavano le mascelle e davano così un senso di sazietà.
-"Non si sa quanto verde...": da "Non si sa quanto verde" (Meteo)
- "E fronde cupe...": da "Sylva" (Il Galateo in bosco)
- "E dietro quello sprone losco...": da "Diffamazioni eritemi" (Il Galateo in bosco"
- "Qui non resta...": da "Ormai" (Dietro il paesaggio)
- "No, tu non mi hai mai...": dalla raccolta Ligonàs, volume realizzato incopie numerate in occasione della consegna del Premio di Poesia Pandolfo 1998.

 

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