TERA MEA

Diego Stefani

Tera mea

 

Mare tera mea

desperada

mal laorada

brusada dal sol

tuti i parla

che cal cosa ghe ol far

ma par colpa dei schei

a l

sol che an parlar.

 

I parla de osono

de bus tela tera

a l tut an sbusar:

cimento

caltrame

palath

che i par caponere

onde i met entro

i cunici

che porta par porta

no i se cognos.

 

Tera nostra

ormai picada

pal col

staraveder fin quande 

 


tu durer
par colpa de l'onh
che tut l desf
varda anca al mar
quasi no se pol p
andar a pescar
e entro a nodar.
 

Tera de thiese

de roe

de bosch maltratadi

l

mal asadi.

 

Spere che an d

tu gnhjene de primavera

piena de fior

de erba verda

che in tel to amar

tuti sti arte

tu fae sparir

e che col temp

tu te fae rispetar

e che l'onh

l’impare de p

a amar.

Terra mia


Madre terra mia

disperata

male lavorata

bruciata dal sole

tutti dicono

che qualcosa bisogna fare

ma per colpa del denaro

rimangono solo

le parole.

 

Parlano di ozono

di buchi sulla terra

tutto un forare:

cemento

catrame

palazzi

che sembrano gabbie

dove si mettono

i conigli

che porta per porta

non si conoscono.

 

Terra nostra

ormai appesa
 al collo

chiss fino a quando

 
 



durerai

per colpa dell' uomo

che tutto ha distrutto

guarda anche il mare

quasi non si pu pi

andarci a pescare

e a nuotarci dentro.

 

Terra di siepi

di rovi

di boschi maltrattati

l

male lasciati.

 

Spero che un giorno

tu venga di primavera

piena di fiori

di erba verde

che nel tuo amare

tutte queste cose

tu faccia sparire

e che con il tempo

tu ti faccia rispettare

e che l'uomo

impari di pi

ad amare.

 

CONTADIN

FIL

TERRA MEA

AL GAL

PIPO

EMIGRAR

RADICI DE CANP

TRATR

BORGO THIMAVILLA

MILANH

VENDEMR

LE ME MONTAGNE

 

 

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L'inno alla terra, maltrattata e martoriata, in uno scorrere di flash di "duri lamenti".

Gli interessi che prevaricano ogni "limite di umana sopravvivenza" portano ad una distruzione lenta, inesorabile, crudele, dolorosa e spietata.

L'autore processa con cinico accanimento i due protagonisti: l'uomo, in veste di esecutore e la "madre terra", vittima di tanta violenza. Una violenza perpetrata dall'uomo che incide profondamente ogni angolo del pianeta lasciando ferite che forse nessuno potr rimarginare.

A questa terra "appesa ad un filo" non rimane che la forza per un rantolo di speranza, un ritorno "alla primavera", ai suoi colori, ai suoi amori.