MILANH

Diego Stefani

Milanh

 

Milan

tu sŕ na granda citÓ

c˘ hj t˘ palaŝ

che i par le me montagne

despoiade dai bosch e dai prÓ

hj ŕ come i formigher

c˘ entro tante formighe

mese in presonh

che le varda le machine

da quel piŝol balconh

che tanta premura le ha

perchŔ in tenp le ha da rivar.

 

Milanh

no tu ha gnhjnt da invidiar

ale altre citÓ del mondo

in medo al t˘ casinh

tu sŕ tirada

come le corde denh violinh

co i t˘ omi bocie e tosat

che se tu parla c˘ lori

de vache, vý e prÓ

i te cio par an mat.
 

Milanh

col t˘ udor de nafta e petrolio

c˘ tanti caminh che fuma

funh de tanti color

de tanti udor

e intant atorno a tý

i alberi e i prÓ i mor.

 

C˘ vede i pore bocete

c˘ sti musi bianchi fa i mur

me gnenh da pensar

chisÓ se i sogna

de corer, cantar e dugar

in medo an bosch

in medo an prÓ

chisÓ se i sogna

la libertÓ. 

Milano

 

Milano

sei una grande cittÓ

con i tuoi palazzi

che sembrano le mie montagne

spoglie dei boschi e dei prati

sono come i formicai

con dentro tante formiche

messe in prigione

che guardano le macchine

da quel piccolo balcone

che di corsa vanno

perchÚ in tempo devono arrivare.

 

Milano

non hai niente da invidiare

alle altre cittÓ del mondo

col tuo casino

sei tesa

come le corde di un violino

con i tuoi uomini bambini e ragazzi

che se parli con loro

di mucche, viti e prati

ti prendono per un matto.

 

Milano

con il tuo odore di nafta e petrolio

con tante ciminiere che fumano

fumi di tanti colori

di tanti odori

e intanto intorno a te

gli alberi e i prati muoiono.

 

Quando vedo questi poveri bambini

con i visi bianchi come i muri

mi viene da pensare

chissÓ se sognano

di correre, cantare e giocare

in mezzo ad un bosco

in mezzo ad un prato

chissÓ se sognano

la libertÓ. 
 

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Milano cittÓ tipo. Milano cittÓ dei nostri giorni. Espressione e frutto del progresso sfrenato, attiva e laboriosa (lo dimostra il paragone abitanti-formiche) ha perso nella sua frenesia "omicida" il contatto con i valori pi¨ alti e genuini.

Come un pittore, felicemente ispirato, l'autore inizia con la descrizione della cittÓ. La fantasia lavora alla ricerca di una natura scomparsa o forse, chissÓ, qui mai esistita.

Si ha poi il brusco ritorno alla realtÓ con una descrizione dura e severa. Chiara l'insofferenza ed il disappunto per un progresso che a macchia d'olio consuma ed inghiotte quanto di bello la natura ha creato e inquina, inesorabilmente, i bambini che vivono o meglio vegetano in questi luoghi.