LE ME MONTAGNE

Diego Stefani

Le me montagne

Care le me montagne
cō ōhj

tanti ani da bocia ho pasą.

Cō ve varde
tanti arte me gnhjenh in mente
i fģor
l'erba e le vache
al profumo del fienh
al vardar de no strafar
al hjust
el sbalią
questo me ve insegną.

Ancohj
gnhjenh a catarve
e drio al trohj
no cate pģ quei sas
no vede pģ quei fior
che tant i ha profumą
ma cate strade
roe
machine e moto
borse e borsolot
le vache che thentha paronh  past le vą.

Ma montagne
grande montagne
che da secohj se lą
e gnhjnt trascurč
e tant insegnč
parchč tut questo acetč?
 

Le me montagne

Care le mie montagne
con voi
tanti anni da ragazzo ho passato.

Quando vi guardo
quante cose mi vengono in mente
i fiori
l'erba e le mucche
il profumo del fieno
l'insegnamento a non esagerare
il giusto
e lo sbagliato
tutto questo mi avete insegnato.

Oggi
vengo a trovarvi

e lungo il sentiero
non trovo pił quei sassi
non vedo pił quei fiori
che tanto hanno profumato
e trovo strade

rovi

macchine e moto
borse e barattoli
mucche che senza il padrone al pascolo vanno.

Oh montagne
grandi montagne
che da secoli siete lą
e nulla trascurate
e tanto insegnate
perché tutto questo accettate?

 

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La mente corre alle montagne. A quei luoghi incontaminati che tanto ispirano l'autore.

Una ricerca quasi affannosa dei valori di un tempo che fatalmente sono scomparsi... l'erba, i fiori, etc... L'enorme fascino dei monti impone rispetto e grande conoscenza, mille sono le insidie che sempre nascondono (ma non solo questi sono gli insegnamenti che intende l'autore).

La poesia si chiude con un interrogativo che č quasi un invito alla ribellione, ad un atto di giustizia.

Le montagne sono chiamate ad autoproteggersi; un modo di riconoscere senza attenuanti l'assoluta incapacitą dell'uomo di gestire e di salvaguardare la natura ed i suoi valori.