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Lezione di computer art

Universita' La Sapienza - Roma

 

31 ottobre 2006

"Computer art: origini e sviluppo"

 

Ida Gerosa

Sono un'artista che ha visto e vissuto le grandi trasformazioni sia epocali che di lavoro strettamente artistico. Posso offrirvi percio' solo cio' che possiedo, la conoscenza di quello che ho vissuto, che ho attraversato, che ho fatto.

Sono felice di essere qui oggi a parlare di arte creata con un computer, perche' a distanza dei 25 e piu' anni dai suoi inizi, questa forma di espressione rappresenta una sorta di nomadismo, un viaggio tra le varie culture ed esperienze, non solo artistiche.

E' un nomadismo professionale. E' uno spostamento fisico e virtuale verso altre possibilita' per conoscere e capire cio' che e' diverso e lontano e per aprire altri nuovi scenari, anche mentali.  

Sono convinta che i tempi ormai siano maturi per conoscere, ed approfondire le ricerche, i lavori che sono stati proposti fino ad oggi.

Anche se e' un universo ancora abbastanza sconosciuto, pure a molti operatori artistici.

Prima di parlare di computer art, vorrei iniziare con una breve riflessione.

Tempo fa sono stata a vedere ai Musei Capitolini una mostra sull'arte Cicladica. Isole Cicladi. 3200-2000 avanti Cristo. Ebbene alcuni idoletti di figura femminile ricordavano le opere di Modigliani e qualcuna di Picasso.

Guardando pensavo che nel tempo c'e' stata una continuita' sorprendente.

E pensavo all'arte elettronica in genere. E' la prima arte che stravolge la maniera di lavorare e di vedere. E' quella che ha bisogno di nuovi filosofi. E' quella che ha bisogno dell'aiuto della ricerca scientifica.

E vorrei dire che i maggiori risultati nella ricerca sono quasi sempre stati il risultato di un felice connubio tra la capacita' intuitiva e creativa di un ricercatore e la disponibilita' di adeguati mezzi tecnici.

Ma prima di andare avanti permettetemi un'altra riflessione.

Sicuramente tutti conoscerete il movimento che, con molta forza, all'inizio del secolo scorso ha rotto l'equilibrio dell'arte tradizionale portando delle innovazioni di rilevante entita'.

All'inizio del secolo scorso.

Pensate quanto tempo che ci vuole per "digerire" un'arte nuova.

Ancora oggi, a distanza di quasi un secolo, ci sono artisti che propongono opere che sembrano innovative eppure sono solo la conseguenza dei semi posti allora.

Certe volte ho l'impressione che l'arte contemporanea si sia "bloccata" e non stia portando grandi contributi di rinnovamento.

Eppure, il mondo e' cambiato, si e' trasformato completamente. In tutto quello che ci circonda, del passato non e' rimasto altro che il ricordo, forse l'affettuoso ricordo.

In questo secolo appena trascorso ci sono state delle costanti, continue scoperte, ricerche portate avanti da persone isolate o da gruppi di lavoro. E tutto ha contribuito a farci sorprendere ogni giorno, a farci amare profondamente la vita che stiamo vivendo.

Io personalmente, in una delle rare volte in cui mi volto indietro a riguardare la mia vita mi sento estremamente fortunata. Ho avuto l'occasione di assistere e di partecipare ai cambiamenti radicali che ci hanno creato delle opportunita' straordinarie. Oggi possiamo vivere in maniera decisamente piu' facile dei nostri stessi genitori, per non parlare dei nostri nonni.

Tante le innovazioni, dall'energia elettrica, al volo umano, alla comunicazione a distanza, tanto per citarne qualcuna, ma la trasformazione piu' radicale e' venuta dal computer.

Pensate per un attimo come e' stato adottato in tutti i campi.

Ogni giorno, quando salite sulla vostra automobile e la accendete, mettete in modo decine di piccoli computer, e a casa la vostra sveglia, la lavatrice, il frigorifero e tante altre vostre azioni quotidiane sono guidate da piccoli computer.

E anche quando prendete un aereo siete sempre guidati da alcuni computer. E' anche per questo che oggi gli aerei sono piu' sicuri.

Ecco, l'arte ha sempre guardato con attenzione ai mezzi innovativi che nel tempo si sono presentati.

Non voglio tornare indietro nei tempi dei tempi, fermiamoci a pensare agli amanuensi che, trascrivendo testi, creavano delle opere bellissime. Fino a quando e' arrivata la stampa che ha dato un impulso alla comunicazione, non immaginato prima, creando delle nuove forme di espressione.

Ma in quel momento non si e' perso qualcosa. Cio' che era stato fatto ed apparteneva a quel periodo e' rimasto e, ogni volta che si guarda di nuovo, ci da' una gioia infinita e un sapore antico, non dimenticato.

Del resto gli artisti hanno sempre cercato nuove strade di espressione per farsi capire meglio, per dichiarare le proprie sensazioni, al di la' della comprensione dei propri contemporanei.

Pensate a come Caravaggio ha sconvolto i suoi contemporanei, a Goya che, nell'ultimo periodo della sua vita, uscito dal carcere ha creato opere forti, dense, piene e, ancora oggi nonostante quelle opere, Goya e' ricordato soprattutto per le "Maja".

Pensate agli aereopittori che, volando potevano vedere dall'alto e hanno creato opere nuove, ai futuristi che sono stati colpiti dalla velocita'. Pensate a Burri che con i suoi sacchi ha sconvolto la critica a lui contemporanea al punto che, un po' maltrattato, ha preso la cittadinanza svizzera e poi si e' ritirato a Citta' di Castello dove ha creato un suo museo, o a Fontana i cui "tagli" non vengono capiti ancora oggi. E cosi' per tanti altri artisti in ogni epoca.

Quindi, l'artista contemporaneo, come succede ogni volta che ci sono delle scoperte, delle nuove proposte doveva provare ad adoperare un mezzo cosi' coinvolgente e invasivo come il computer.

Un tempo i mezzi tecnici per un artista erano marmi speciali o terre e minerali rari per fare nuovi colori. Oggi, come tutti sanno, esistono numerosi e potentissimi mezzi per cui e' ancora piu' importante che il ricercatore artista abbia a disposizione questi strumenti per favorire lo sviluppo di nuove idee e nuove soluzioni.

Anche se pure con questo mezzo ci sono voluti tanti e tanti anni per arrivare a poter fare arte. Perche' fino agli inizi degli anni '80 non c'erano le macchine adatte, non c'erano i programmi giusti. E solo negli anni '90 hanno cominciato ad apparire le nuove forme artistiche fondate sull'uso delle tecnologie.

Inizialmente ci sono stati degli isolati pionieri che, con entusiasmo e intuito, si sono dedicati alla ricerca.

Quando io ho iniziato a sperimentare, nel 1983, al Centro Scientifico IBM, dove ho seguito un Stage, c'era solo qualcosa che veniva dagli Stati Uniti e dal Giappone. Quel qualcosa era in bianco/nero con una grafica che oggi sembra primordiale.

A questo proposito vorrei leggere uno scritto che mi ha dato Pier Luigi Ridolfi, allora direttore del Centro Scientifico IBM, Centro che lui portava avanti con intelligente creativita' ed entusiasmo. Oggi Ridolfi e' uno dei consiglieri del CNIPA, Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione. 

Uno scritto che lui ha intitolato "Quando i numeri diventano colori". 

All'inizio degli anni '80 ero responsabile della ricerca della IBM in Italia. Tra i vari progetti che avevamo in cantiere tre ebbero un grande successo: un programma per trascrivere il linguaggio parlato, un sistema per elaborare le immagini a colori, un metodo matematico per determinare con grande precisione la soluzione di certi tipi di equazioni molto complesse.

Il primo progetto ci porto' alla ribalta mondiale: per la prima volta si era riusciti a dimostrare la possibilita' di parlare davanti a un microfono e di vedere stampate le parole che avevamo pronunciato:  tutto cio', in un ambiente di lavoro normale, con un vocabolario molto vasto e con un tasso d'errori bassissimo.

Il secondo progetto fu una vera e propria sfida del nostro Paese alla grande ricerca americana. A quell'poca non esistevano terminali a colori ed era opinione diffusa che non ci fossero applicazioni basate sul colore che meritassero dei prodotti ad hoc. Da allora sono passati solo 25 anni: oggi con gli schermi di cui sono dotati milioni di telefonini, di palmari, di macchine fotografiche digitali e di un'infinita' di altri dispositivi sembra impossibile che sia stato fatto uno sbaglio di prospettiva cosi' grande. Ma l'errore fu fatto in America (e anche in Giappone, a dire il vero): in Italia invece il capo del mio Centro di Ricerca di Roma, che credeva nell'elaborazione del colore, mi convinse ad affrontare un progetto di grande complessita' - e costo! - che alla fine produsse un sistema elettronico in grado di elaborare immagini digitali e di proiettarle su uno schermo digitale di grandi dimensioni. Si trattava di un primato assoluto. Di questi sistemi ne costruimmo un centinaio che vendemmo in tutto il mondo. Un altro successo che si aggiunse a quello della voce.

Il terzo progetto fu di calcolo numerico. L'esigenza ci era venuta dall'Agip, che cercava sistemi piu' precisi per stimare il profilo degli strati geologici a grande profondita', informazione indispensabile per perforare i pozzi solo dove l'assetto delle rocce rendeva teoricamente possibile l'esistenza di un giacimento. A questo scopo venivano fatte scoppiare delle piccole cariche di dinamite e si registravano gli echi delle esplosioni riflessi dal sottosuolo. Da questi echi, con calcoli matematici molto raffinati, si poteva ricostruire l'andamento degli strati. Un mio ricercatore, esperto in metodi di elaborazione basati sulla trasformata di Fourier, li aveva applicato al caso dell'Agip ottenendo dei risultati straordinariamente precisi che contribuirono al suo successo nelle attivita' di esplorazione petrolifera.

La trasformata di Fourier generava degli spettri di moduli e frequenze che avevano un aspetto estetico gradevole, indipendentemente dal loro significato. Provammo a proiettare questi spettri sul sistema a colori prima citato e ottenemmo con immensa sorpresa delle immagini bellissime, assolutamente originali, affascinanti. Le vide Ida Gerosa, moglie di un collega e amico, e ne fu incantata. Volle saperne di piu': come si generavano queste immagini, come si modificavano, come si rappresentavano. E fin qui niente di straordinario: ma il colpo geniale, che caratterizza l'atto creativo dell'artista, Ida l'ebbe quando intui' che poteva modificare le equazioni matematiche di partenza per ottenere gli effetti di colore voluti.

Cosi' nacque una splendida avventura. Ida stette qualche anno in laboratorio con noi, in simbiosi con il calcolatore,  creando dal nulla una nuova tecnica pittorica basata su algoritmi matematici, gli stessi che consentivano all'Agip di perforare pozzi con grande sicurezza. Le fornimmo assistenza e facemmo in modo che per lei le equazioni divenissero l'equivalente di quello che la tavolozza fu per Michelangelo: uno strumento in grado di produrre capolavori, pero' solo se in mano ad un artista. E con questa nuova tecnica per dipingere Ida Gerosa comincio' a interagire nello spazio cromatico, che seppe ben presto gestire con grande maestria, creando emozioni e trasferendo all'esterno le sue intime visioni del mondo. 

Mi sento estremamente fortunata per aver avuto l'opportunita' di cominciare questo lavoro di ricerca.

Ho visto, al momento giusto, quello che stava accadendo, appunto, nel mondo della ricerca.

Partecipando, ho potuto vivere la nascita e lo sviluppo di queste opportunita'.

Non potete capire quanto abbia amato la ricerca che ho fatto.

Ma perche' l'ho fatto?

Agli inizi degli anni '80, dopo aver superato quei difficili eppure importanti anni '70, avevo cominciato ad avvertire attorno a me una trasformazione profonda. Trasformazione che sentivo nelle mie cellule, sentivo un grande fermento e ho capito che non potevo piu' rappresentare, con i mezzi tradizionali, quello che intuivo. Il mondo era cambiato radicalmente.

Per cui quando Pier Luigi Ridolfi, con molto intuito, m'ha dato la possibilita' di sperimentare mi sono trovata davanti un elaboratore per quell'epoca molto potente, costruito anche per realizzare procedimenti grafici. Ho pensato che, forse, finalmente avevo trovato la maniera di rappresentare la trasformazione che sentivo attorno a me e soprattutto dentro di me.

 E' iniziata cosi' la mia "avventura". Ed e' nato, cosi', il primo programma grafico a colori del mondo.  

ORA vorrei fermarmi un attimo per parlarvi della macchina su cui lavoravo. L'Acienda, la IBM 7350.

L'Azienda aveva due terminali video, uno per i comandi e uno per le immagini, legati ad un'unita' centrale grande come una grande stanza. Memorizzavo le immagini su nastri che sembravano le pizze dei film. Devo dire che per fortuna ho fotografato le immagini che creavo, perche' oggi non esistono piu' le unita' a nastro in grado di leggere quei supporti, i lettori.

E' stato per me, un periodo grandioso e molto emozionante.

Ricordo che quando ho cominciato ad adoperare questo elaboratore, per tante notti di seguito ho sognato colori, colori, colori... Per la prima volta mi sono trovata di fronte a colori saturi, pieni di luce e di forza. Mi sono sentita abbagliata.

E da allora, giorno dopo giorno, e' cominciata a cambiare la mia maniera di ragionare, il mio rapporto con il mondo, la mia mentalita', la mia impressione di spazio e di tempo. E' diventato tutto estremamente veloce, immediato.

Ho notato questo su di me, ma recentemente ho letto un articolo che parlava del rapporto dei bambini con il computer. Su quell'articolo divevano di aver notato che quei bambini che lo usano sono piu' reattivi, piu' pronti, piu' intuitivi. 

Ma prima di continuare a parlare del mio lavoro, vorrei dare uno sguardo molto veloce al percorso fatto dall'arte con un computer.

Nei paesi industrializzati, dopo una trentina d'anni di quasi clandestinita', da piu' di un decennio quest'arte sta conoscendo una vera esplosione. 

Ho parlato di clandestinita' perche' i pochissimi che con molta passione hanno cominciato ad esplorare quei terreni vergini, hanno faticato molto a realizzare qualcosa che somigliasse ad un prodotto d'arte. Infatti fino a circa 25-30 anni fa non esistevano i mezzi adatti, pure se c'e' stato un grande desiderio di ricerca, ma senza un riscontro interessante.

Pensate solo che io stessa, come dicevo prima, ho iniziato nel 1983 a sperimentare con l'Acienda 7350 dell'IBM, quell'elaboratore, quella macchina che, per allora, era innovativa e straordinariamente potente. Eppure le opportunita' di lavoro e di risultati, la sua memoria erano assolutamente diversi da tutto quello che abbiamo oggi nei nostri piccoli portatili o addirittura nei telefonini che ormai sono veri computer. 

Oggi l'arte virtuale e' in piena evoluzione. Ha un avvenire pieno di promesse. E questo e' provato da un'abbondanza di progetti, dall'apprezzamento del pubblico. Ha le sue scuole, i suoi centri di ricerca.

Ed e' tale il riconoscimento dell'importanza che stanno assumendo le arti basate sulle tecnologie che si stanno sviluppando numerosi studi per definirle e posizionarle sia da un punto di vista di rapporto con le altre arti, sia da un punto di vista semantico in quanto richiedono la creazione di nuovi termini per poterne parlare.

Tante sono state e continuano ad essere le ricerche in questo campo.

Ci si puo' addirittura anche attendere che nel tempo si possa arrivare ad una connessione diretta fra le reti neuronali artificiali dei computer con le reti biologiche neuronali degli individui. E' chiaro che connessioni di questo tipo potrebbero portare ad una pervasivita' delle informazioni e delle immagini tale da trasformare sostanzialmente la natura e la diffusione dei messaggi artistici.

Qui entriamo pero' in un mondo di ricerca degli sviluppi futuri nel quale scienza e fantasia tendono a confondersi. Ma questa, forse, e' la parte piu' affascinante.

Voglio pero' cogliere l'occasione per dirvi che in un laboratorio di ricerca negli Stati Uniti, attraverso l'uso della risonanza magnetica sono stati individuati nell'essere umano dei neuroni, definiti neuroni specchio, che ricevendo e analizzando le immagini producono in noi emozioni e sensazioni. Ma che cosa sono? Ad esempio se tra due persone che si trovano di fronte, una di loro ride, l'altra e' portata a ridere, ma e' cosi' anche per il pianto o la nausea ecc... Adesso si stanno approntando macchine dotate di un proprio sistema a specchio. Dunque in grado, al pari dell'uomo, di essere flessibili apprendendo e imitando. A che servira'' questo? Per costruire in maniera piu' facile i programmi da far girare sui computer, ma anche per trasferire al computer con maggiore velocita' e precisione le nostre sensazioni.

Ma torniamo agli anni di ricerca e sperimentazione, durante i quali sono esistite piu' maniere per definire l'arte a computer. La prima usata e' stata "Computer art", che metteva l'accento sull'arte fatta sulla macchina stessa. Piu' tardi e' stata sostituita con l'espressione "Computer science", che faceva riferimento alla scienza in pieno sviluppo, sottendendo la tecnologia. Poi e' arrivato il termine "Arte elettronica", categoria piu' vasta e fluida che si riferiva principalmente alla videoarte. Negli anni '90 si uso' il termine "Arte virtuale" oppure "cyberart". Per arrivare ora ad usare il termine "Arte digitale" perche' sembra in grado di inglobare i diversi aspetti di questa nuova arte e di rendere conto della sua storia perche' fa riferimento alle sue specificita' tecniche. 

Pero' fatemi fare alcune riflessioni.

Ritornando a quello che dicevamo un attimo fa, chi definirebbe oggi "operatore di computer" un signore che si siede al volante ed accende la sua auto? Eppure, girando la chiave quel signore ha messo in moto decine di computer: quello che governa l'airbag, quello dell'ABS, quello del quadro strumenti e via dicendo.

Lo stesso si potrebbe dire per chi usa il telefonino: sta utilizzando decine di altri computer, ma non e' certo un operatore di computer.

In definitiva sto dicendo che e' molto diverso lavorare con il computer utilizzando direttamente le sue capacita' e guidarlo in un colloquio cosciente perche' esegua alcune operazioni da noi finalizzate, dall'usare inconsciamente decine di computer che costituiscono gli elementi componenti di un sistema creato a supporto di un'operazione che non ha nulla a che fare con l'uso di un computer.

Analogo ragionamento si puo' fare per l'ormai diffuso termine "digitale".

Ogni registrazione di dati, di suoni, di immagini, prima veniva fatta con sistemi analogici cioe' con sistemi  che riproducessero le caratteristiche fisiche di cio' che si voleva registrare.

Con l'avvento del computer si e' visto che era molto piu' facile e preciso trasformare in numeri ogni fenomeno e poi registrare i numeri che erano la rappresentazione numerica di tale fenomeno, chiamata con il termine "digitale".

Pero' non si puo' chiamare "musica digitale" la registrazione su CD di un concerto di Paganini suonato con uno Stradivarius, pure se la tecnica di registrazione e' numerica, come non si puo' chiamare "arte digitale" la rappresentazione  numerica della "Gioconda" quale la troviamo nel CD in vendita al Louvre. 

Quindi penso che se si vogliono evitare confusioni di tipo semantico e di conseguenza concettuali e' bene usare termini che indichino, in modo chiaro,  le tecniche utilizzate per produrre l'opera d'arte, anche se non sono le tecniche o le denominazioni a qualificarla o meno come opera d'arte.

In ogni caso, io personalmente preferisco il termine computer art e me lo sentirete dire spesso, perche' e' un'arte fatta con il computer e solo e sempre con il computer. Dall'idea alla realizzazione di immagini in animazione, al montaggio delle varie animazioni, fino alla proiezione nelle installazioni.

Proprio per tutto questo che ho detto, prima di andare avanti fermiamoci ora un attimo a parlare specificamente del computer. Piu' che una tecnologia, e' l'essenza dell'idea del mondo, aiutato dalla scienza che ne costituisce il substrato.

Il computer e' uno stravolgimento, in senso positivo, della vita umana, cambia il nostro rapporto con il tempo, la nostra maniera di vivere o di rivivere, di anticipare, di attraversare l'arte. Cambia il nostro rapporto con lo spazio, con il nostro stesso pensiero.

Possiamo dire che l'arte con un computer e' estremamente diversa dalle modalita' espressive tradizionali.

E soprattutto e' diversa la maniera di espressione dovuta alle infinite possibilita' offerte che permettono di arrivare a "visualizzare" attraverso immagini immateriali le emozioni, i sentimenti, la nostra piu' nascosta essenza.

E' quasi come se si potesse ritornare indietro nel tempo fino a quel momento in cui da neonati avvertivamo molto profondamente tutto quello che ci circondava, compreso l'amore della mamma. E i sentimenti erano avvertiti cosi' acuti, densi perche' non avevamo la possibilita' di vedere perfettamente, e tutti i nostri sensi erano acuiti e protesi verso il mondo che ci circondava.

Ecco, quindi noi, oggi, riuscendo a lavorare superando la barriera dello schermo, riusciamo a visualizzare i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre emozioni che, alla stessa maniera avvertiamo acute e dense.

Quale altro mezzo tradizionale permette un viaggio cosi' affascinante nell'universo piu' intimo? 

Io credo che l'arte elettronica in genere, la computer art in particolare, sia quella che maggiormente rappresenta il mondo contemporaneo, cosi' complesso, cosi' convulso eppure tanto nostro, tanto profondamente umano.

Dicevo prima, sono stata cosi' fortunata da poter assistere a tutti i cambiamenti dei mezzi e delle possibilita' di uso per fare arte.

Oggi, momento in cui tutto appare normale e "assorbito", forse per la prima volta nella storia, ci rendiamo conto che l'arte non copia o modifica la realta', ma la inventa. Ci muoviamo dentro questo nuovo mondo in costruzione intuendo, creando possibili strade alternative, pur se guidati dalle ferree leggi dell'arte.

La grandiosa differenza con le circostanze passate sta nella possibilita' di svincolarsi dai limiti delle normali percezioni; con l'immaginazione possiamo dare una nuova forma non solo agli oggetti, ma soprattutto alla sensibilita'. Ecco, riusciamo cosi' a "vedere" anche l'arte con occhi nuovi.

E giorno dopo giorno contribuiamo alla creazione e alla diffusione di un'arte immateriale che ci appartiene profondamente. Giorno dopo giorno reinvestiamo una storia. Una storia dell'arte. 

In conclusione, che cos'e' la computer art? Che cos'e' quest'arte che per esprimersi ha bisogno di un computer?

Vi confesso che anche io che l'ho vissuta dall'inizio, ho faticato a capire quale era la maniera migliore per arrivare a "tirare fuori" l'opera giusta. Ho messo del tempo per arrivare a capire veramente quello che stavo facendo e quello che scoprivo.

Per riuscirci, dopo tutto il lavoro tradizionale fatto prima, ho cercato di mettermi davanti allo schermo video con uno spirito puro, per dimenticare le opere passate e riuscire a mettermi in sintonia con il mezzo e  tutte le sue infinite opportunita'.

Per capire qual'era la maniera giusta di operare ho scritto tutto quello che pensavo, tutto quello che scoprivo, ho cercato scritti che mi potessero introdurre, che potessero spiegarmi qualcosa, ma non c'era niente sull'argomento. C'erano, in Italia, degli isolati ricercatori che portavano avanti i loro pensieri, ognuno secondo il proprio punto di vista. Ovviamente ci conoscevamo tutti. Qualcuno, forse due o tre, e' rimasto e ancora lavora, altri hanno cambiato direzione di interesse.

In quel periodo mi sono trovata sola e il mio unico conforto e' stato un diario dove annotavo pensieri, riflessioni, ansie, ma anche gioie.

Poi, negli anni '90, quando sono cominciate ad apparire timidamente opere create con un computer. Ognuno ha cercato il proprio percorso di lavoro, ognuno ha trovato una diversa, personale soluzione, perche' questo e' un mezzo che consente qualunque direzione. Hanno cominciato a diffondersi Festival di arte elettronica dove venivano soprattutto presentate opere della piu' antica videoarte. Spesso ero sola con la mia computer art. Solo piu' tardi si e' diffusa la net art e la web art, la cosiddetta arte digitale che e' un'opera dipinta o fotografica cambiata da elaborazioni al computer e poi stampata.

Oggi, a distanza di tanti anni, sono assolutamente convinta che l'arte con un computer e' quella che premette di visualizzare profondamente la nostra anima, i nostri pensieri, la nostra essenza.

All'inizio, quasi per creare un ponte con il mio passato artistico, ho costruito un'opera figurativa che rappresentava un "uomo che attraversa la giornata". Un'opera composta da 16 immagini elaborate separatamente. Un'opera complessa, ma rappresentativa.

Poi ho capito che la maniera giusta per lavorare era creare immagini astratte che, mandate in animazione, penetrano nello spirito dello spettatore e lo coinvolgono in maniera subliminale.

Ho capito che la luce di emissione, il movimento, la costruzione delle immagini fatta nella forma adatta riuscivano a trasmettere forti emozioni, riuscivano a trasmettere le stesse forti sensazioni che io provo lavorando.

Devo dire che ancora oggi a distanza di cosi' tanti anni, ogni volta che mi siedo davanti al computer mi succede di staccarmi completamente dalla realta' e mi trovo a galleggiare, al di la' dello schermo, nel tempo e nello spazio. E' come se, ogni volta, facessi un viaggio all'interno della mia mente, dei miei pensieri, delle mie emozioni, dei miei sentimenti.

Ma questa nuova estetica, quest'arte immateriale come puo' essere vista?

Sono convinta che proprio per il suo essere immateriale, la computer art debba essere presentata allo spettatore con il rispetto di questa caratteristica. Per questo creo installazioni che favoriscono l'immersione in un'atmosfera particolare in grado di trasmettere quelle sensazioni che ho provato creando le immagini. Emozioni che spingono lo spettatore ad entrare, forse in maniera subliminale, nella sfera dello spirito, del pensiero.

Comunque credo che la maniera migliore per entrare nella computer art, sia vedere. 

 

 

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