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presentazione mostra

Biografia Guido Cadorin

Rassegna bibliografica

 

Biografia Guido Cadorin

                a cura di Giuseppina Dal Canton                     
 

 

Fondazione Querini Stampalia
Onlus

 

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Ritratto del pittore negli anni dieci
 


La beghina, 1909, Venezia,
collezione privata
 


L'idolo, 1911, Venezia,
collezione privata
 


Guido e Livia sposi, 1917
 


 Le tabacchine, 1920, Roma,
Patrimonio artistico del Quirinale
 


Laguna con botti, 1921,
collezione privata
 


Martirio di S. Vigilio, 1921, Col San Martino (Treviso), chiesa parrocchiale,
affresco del soffitto, particolare
 


Rtratto di Gabriele d'Annunzio, 1924, Venezia, Fondazione Giorgio Cini
 


Affresco dell'albergo Ambasciatori, 1926
 


Nudo, 1932, Venezia,
collezione privata
 


Ritratto di mio figlio
, 1941, Venezia, collezione privata
 


La peota, 1952, Vittorio Veneto, Galleria d'Arte Medievale, Moderna e Contemporanea "Vittorio Emanuele II"
 


Piazzale Roma, 1958, Venezia, collezione privata
 


Ritorno dal lavoro, 1960, Venezia, collezione privata



Laguna, 1966-1969 Venezia,
collezione privata
 


Figura nella pioggia
, 1972, Venezia, collezione privata

 

Guido Cadorin attraversa le principali stagioni dell'arte italiana del Novecento portando un origina-lissimo e fondamentale contributo alla cultura artistica del Liberty italiano e del Secessionismo mitteleuropeo, così come alla cultura dell'ambiente innovativo capesarino e, via via, del Realismo magico e della corrente novecentista, sapendo poi costantemente rinnovare il suo linguaggio anche negli anni maturi e tardi, dal secondo dopoguerra fino alla prima metà degli anni Settanta.

 

Biografia Guido Cadorin

1892

Guido Cadorin nasce a Venezia, nel sestiere di Dorsoduro, a San Bastian, il 6 giugno.          

È l'undicesimo figlio dello scultore, intagliatore ed ebanista Vincenzo e di Matilde Rocchin. Il padre, artista liberty particolarmente apprezzato dalla regina Margherita di Savoia, come dimostra un carteggio dell'Archivio Cadorin, discende da un'illustre famiglia originaria del Cadore, nota per aver annoverato i membri di una delle sette botteghe di "tagliapietre" privilegiate dalla Repubblica, architetti come Ludovico (1824-1892), eruditi come l'abate Giuseppe, studioso di Tiziano e citato da Ruskin nelle Pietre di Venezia quale preziosa fonte sulle vicende di Palazzo Ducale, scultori quali Fabio e Nicoletto.

Sono artisti anche i fratelli di Guido: Ettore, il maggiore, scultore, docente alla Columbia University, autore di un libro di memorie (Note di un artista veneziano, Venezia, Officine Grafiche C. Ferrari 1953); Romeo anch'egli scultore, precocemente bloccato nella carriera da una grave paralisi; la sorella Ida, raffinata disegnatrice e acquerellista, sposata con l'architetto Piero Osghian e morta in giovane età.

1893

La famiglia Cadorin si trasferisce in Palazzo Briati, nel sestiere di Dorsoduro.

1902-1910

Iscritto al ginnasio Marco Polo, contemporaneamente frequenta, senza esser iscritto, la Scuola Libera del Nudo presso l'Accademia di Belle Arti, dove conosce Ettore Tito, diventa amico della pittrice Maria Vinca dell'architetto Brenno del Giudice, di Amedeo Modigliani e di alcuni giovani destinati a far parte della pattuglia capesarina come Fabio Mauroner e Guido Marussig.

Nel 1906 prende a frequentare lo studio del pittore Duilio Korompay, mentre nel 1907 diventa allievo di Cesare Laurenti. Nel 1908, a soli sedici anni, è fra gli espositori di Ca' Pesaro.

Nel 1909 esordisce alla Biennale veneziana con opere d'arte applicata esposte nella sala dedicata alla famiglia Cadorin.

Nel 1910 è presente a entrambe le mostre di Ca' Pesaro e inizia un ciclo di affreschi, terminati l'anno seguente, nella chiesa annessa al monastero della Visitazione a San Vito al Tagliamento.

1911-1914

Nel 1911 espone alla Prima Esposizione Internazionale di Roma La beghina (1909), L'offerta (1909) e Ritratto di mia madre (1910), mentre al Carnegie Institute di Pittsburgh espone il Ritratto di mio padre (1910). Nello stesso anno rifiuta l'invito di Marinetti ad aderire al Futurismo.

Nel 1912 espone il dipinto L'idolo (1911) alla Mostra dei rifiutati di Brera allestita presso il caffè Cova di Milano. Nello stesso anno espone a Ca' Pesaro assieme ai giovani del gruppo dell' "Aratro", coordinato da Teodoro Wolf Ferrari.

Tra il 1912 e il 1913 presta il servizio di leva. Nel 1913 espone alla mostra della Secessione a Roma.

Nel 1914 espone nuovamente sia alla mostra romana della Secessione sia alla mostra dei pittori rifiutati dalla Biennale allestita presso l'Excelsior Palace Hotel del Lido di Venezia. Nello stesso anno inizia la collaborazione con la rivista satirica torinese "Numero", che, salvo una breve interruzione nel 1915, proseguirà fino al 1916.

1915-1916

Espone alla mostra della Secessione a Roma, dove la regina Margherita acquista un suo dipinto intitolato Barche.

Richiamato alle armi con il grado di sergente, viene destinato a Mestre e in seguito a San Nicolo del Lido. I suoi capitani sono dapprima il toscano Roberto Papini, direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, poi il siciliano De Micheli, che viene effigiato dall'artista nel celebre Ritratto del Capitano (1917), un dipinto che, assieme alla Trincea (1917), fa parte del gruppo di opere eseguite da Cadorin per decorare le pareti della mensa ufficiali a Sant'Elena.

1917-1918

Nel 1917 sposa Livia Tivoli Fiorini, pittrice e poetessa, già sua allieva, esegue Il prete ovvero il ritratto del Parroco dell'Angelo Raffaele, il Ritratto del colonnello Guillet, la serie di xilografìe dedicate a Venezia di guerra.

Congedato, il pittore riceve un'importante commissione: la decorazione e l'arredamento completo della villa del conte Nicolò Papadopoli a Vittorio Veneto, il cui restauro architettonico viene affidato a Brenno del Giudice. L'impresa sarà condotta a termine in soli dieci mesi.

1919

Finisce i lavori per Villa Papadopoli ed espone a Ca' Pesaro sia opere di qualche anno prima, fra le quali la Trincea, in quell'occasione intitolata Il prato, e il Ritratto del Capitano, in quell'occasione intitolato Il giardiniere del giardino fiorito, sia opere realizzate in quello stesso anno come il Riratto della baronessa Fanny Winspeare (Signora e giardino primaverile).

È presente alla Prima Esposizione del Circolo Artistico presso la Galleria Boralevi in Piazza San Marco.

1920

Nominato membro della Commissione di collocamento della XII Biennale di Venezia, in quell'edizione espone i dipinti Mia moglie e mio figlio (1919, poi smembrato e di cui resta un Frammento) e Le  tabacchine (1920), che viene acquistato dal re.

Partecipa alla Mostra Nazionale d'Arte Sacra di Venezia (Palazzo Reale) e presenta due xilografie al concorso per due stampe raffiguranti due stazioni della Via Crucis.
Esegue una serie di disegni per vasi della ditta Venini di Murano.

1921-1923                                                                          

Nel 1921 esegue importanti dipinti, fra i quali Il canale, il Campo della Bragora e la serie delle Lagune, i cui bozzetti risalgono agli anni di guerra.

Nello stesso anno partecipa al concorso per la decorazione della chiesa di San Francesco a Ravenna e, con l'aiuto di Astolfo de Maria e di Bortolo Sacchi, affresca la chiesa parrocchiale di Col San Martino (Treviso).

Nel 1922 affresca, con la collaborazione di Bortolo Sacchi, la parrocchiale di Vidor (Treviso), che completerà nel 1925, espone alla Biennale veneziana, alla Fiorentina primaverile e alla Mostra nazionale d'Arte Sacra a Milano. Inoltre tenta di formare, assieme ad Astolfo de Maria, Sacchi, Martinuzzi, del Giudice e Maranesi, un gruppo che chiede "l'alto patrocinio" di d'Annunzio.

Oltre a richiamarsi alla tradizione e all'arte del passato, la lettera-programma della "brigata" veneziana al poeta pone ripetutamente l'accento sulla complementarità delle arti, in particolare sulla necessità di un rapporto armonioso fra le opere di scultura e l'ambiente architettonico di cui fanno parte e fra i quadri e le cornici che li racchiudono.

Fra il 1922 e il 1923 partecipa al concorso per una pala d'altare destinata alla chiesa di Valdobbiadene, qualificandosi secondo dopo Ubaldo Oppi.

Nel 1923, con l'aiuto, per le parti decorative, di Giovanni Zanzotto, affresca Villa Zadra a Vidor.

Realizza inoltre la pala della Deposizione per la chiesa del Castello dello stesso paese, gli affreschi  per la cappella della famiglia Zadra nel cimitero, la decorazione delle scuole elementari intitolate a Innocente Zadra.

Nello stesso anno espone alla prima Mostra Biennale Internazionale delle Arti Decorative di Monza, alla Galleria Pesare a Milano, alla Biennale d'Arte Liturgica di Venezia e ad una mostra itinerante in Olanda.

1924-1925

Partecipa alla XIV Biennale di Venezia e alla Mostra del Ritratto femminile Contemporaneo alla Villa Reale di Monza.

Nel 1924 viene chiamato da d'Annunzio al Vittoriale, dove realizza i dipinti, le decorazioni e i disegni per le vetrate della Zambra del Misello (Stanza del Lebbroso) ed esegue un ritratto a matita del poeta (Venezia, Fondazione Giorgio Cini).

Nel 1925 affresca, con la collaborazione di Astolfo de Maria, la chiesa di Moriago della Battaglia (Treviso) e, per incarico di Marcello Piacentini, si reca a Tobruch, in Libia, per decorarvi il palazzo municipale.

1926

Esegue il ciclo di affreschi per il salone centrale dell'Albergo Ambasciatori di via Veneto a Roma, opera dell'architetto Marcelle Piacentini e alla cui realizzazione collaborano Brenne del Giudice per le quadrature e Melchiorre Bega per le decorazioni plastiche.

Espone alla mostra del Novecento italiano presso il Palazzo della Permanente a Milano, alla Biennale di Venezia e all'Exhibition of Modern Italian Art a New York.

1927-1929

Entro i primi due mesi del 1927 porta a compimento gli affreschi per l'Albergo Ambasciatori, che vengono inaugurati il 27 febbraio.

Nel 1928 espone alla Biennale di Venezia e alla Galleria Scopinich di Milano, compie il suo primo viaggio a Parigi, esegue alcuni lavori - ora distrutti - a Roma e a Milano e realizza la versione definitiva della pala d'altare per la chiesa di San Pietro a Gorizia (ora a Nova Gorica).

Nel 1929 decora la cripta del monumento alla Vittoria a Bolzano, vince, in collaborazione con Brenno del Giudice, il concorso per la cattedrale di La Spezia (mai realizzata) e partecipa all'Esposizione Internazionale di Barcellona.

Nel frattempo ottiene la cattedra di Decorazione pittorica all'Accademia di Belle Arti di Venezia.

1930-1939

Inizia i lavori per la decorazione a mosaico dell'abside della cattedrale di San Giusto a Trieste, che verranno conclusi nel 1933.

Nel 1930 partecipa alla Biennale di Venezia con un'importante esposizione personale. Nello stesso anno e negli anni immediatamente successivi collabora con Luigi Pirandello, del quale esegue due ritratti. Nel medesimo periodo ritrae anche Marta Abba.

Nel 1932 realizza gli affreschi per il Palazzo delle Poste a Gorizia, opera dell'architetto Angiolo Mazzoni, i cui lavori di costruzione si concludono nel 1932.

Nel 1934 partecipa alla Biennale di Venezia, nel 1935 alla "Mostra dei quarant'anni della Biennale", nel 1936 ancora alla Biennale.

Nel 1935 progetta un fregio allegorico per il Padiglione Italiano all'Esposizione Internazionale di Bruxelles, dove riceve anche il Grand Prix, e decora ad affresco la Maison d'Italie a Bruxelles.

Nel 1936 espone alla Galleria Kley Kamps dell'Aja e vince il premio all'Esposizione Internazionale d'Arte di Budapest. Nello stesso anno passa dalla cattedra di Decorazione alla cattedra di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1938 partecipa con numerose opere alla Biennale di Venezia, dove affresca anche uno dei quattro pannelli per la Rotonda, esegue l'affresco raffigurante Il giudizio di Salomone per il Palazzo di Giustizia di Milano e inoltre presenta due bozzetti al concorso per la decorazione ad affresco dell'atrio del Liviano, sede dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Padova.

Nel 1939 esegue la pala d'altare della chiesa parrocchiale di Pero (Treviso) e i pannelli a mosaico rappresentanti le maschere della commedia dell'arte per il cinema San Marco di Venezia.

1940-1945

Nel 1940 espone alla Galleria Asta di Milano e nello stesso anno esegue tre grandi tempere per il salone centrate della sede del "Gazzettino", in Palazzo Giustinian Faccanon a Venezia, raffiguranti rispettivamente un'Allegoria di Venezia, la Partenza dei soldati e Porto Marghera.

Nel 1942 la Biennale di Venezia gli dedica una personale.

Un suo Autoritratto del 1939, esposto in quell'occasione, viene donato dall'artista alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze.

Nel 1943 tiene una mostra personale alla Galleria del Gazzettino a Treviso, nel 1944 alla Galleria Donatello di Firenze e alla Galleria Trieste di Trieste, nel 1945 alla Galleria Venezia di Venezia.

1946-1949

Nel 1946 esegue un grande ciclo di pittura murale per la parrocchiale di Cadola (Belluno).

Nel 1948 espone alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia.

Nel 1949 espone in rassegne collettive al Cairo, a Tolosa e a Venezia.

1950-1955

Nel 1950 e nel 1952 espone alla Biennale di Venezia, nel 1952 a Barcellona, al Circolo de Bellas Artes di Madrid, alla Galleria Charpentier di Parigi.   

Nel 1951 vince il concorso per la pala della chiesa di Recoaro Terme, che porterà a compimento nel 1955, mentre nel 1952 realizza il pannello a mosaico per il Palazzo delle Poste di Mestre.

Nel 1953 espone al California Palace of the Legion of Honor di San Francisco e alla Galleria dell'Accademia a Firenze (IV Mostra Nazionale Premio del Fiorino).

1956-1966

Nel 1956 vince ex aequo il primo premio per le vetrate della chiesa di San Niccolò a Lugano, che non saranno mai eseguite.

Nel 1957 Virgilio Guidi gli organizza una grande mostra antologica nella Sala Napoleonica del Museo Correr a Venezia, mentre nel 1958 figura alla mostra Primi espositori di Ca' Pesaro 1908-1919 allestita dall'Opera Bevilacqua la Masa nella Sala Napoleonica del Museo Correr e curata da Guido Perocco.

Nel 1962 lascia l'insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Venezia per raggiunti limiti di età. Riceve la commenda di prima classe e la medaglia d'oro del Presidente della Repubblica per l'Arte e la Cultura.

Nel 1965 figura all'Expossition de la peinture italienne contemporaine di Zurigo e al Premio Nazionale d'Arte Ardengo Soffici di Prato.

1967-1976

Nel 1967 viene inserito da Carlo Ludovico Ragghianti nella grande mostra Arte moderna in Italia 1915-1935 di Palazzo Strozzi a Firenze, mentre il Comune di Venezia ne patrocina un'ampia antologica al Casinò del Lido, curata da Paolo Rizzi.

Nel 1968 le Gallerie dell'Accademia di Venezia organizzano una vasta mostra delle sue opere dal 1910 al 1968.

Nel 1972 muore la moglie Livia.

Alla data del 1975 si ferma il lungo percorso artistico di Guido Cadorin, che, come ultima fatica, dipinge una Madonna dagli "occhi dolci e compassionevoli" per l'amico don Pietro Ceccato.

L'artista muore a Venezia il 18 agosto 1976.


         

    

 

 

 

 

 

 

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Barche, 1921-1922 (?),
collezione privata

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